Governance Advising per un movimento outsider (Sinossi)

Vedi documento  “Policies 2.0 & Smart Innovation per un movimento outsider (PDF)

In questo documento si sviluppano i seguenti argomenti:

1) policy non-convenzionali che permettano ad un partito “outsider” di proteggere e rafforzare la posizione conseguita (permettano di realizzare l’obiettivo di una reale democrazia partecipata)

2) una nuova modalità di Politica 2.0 (di reale partecipazione, fondata sulle persone): una riforma – già di per sé basata su una modalità partecipata – incentrata sul decentramento degli organismi di government.

3) soluzioni innovative specifiche di partecipazione, che definiscono una modalità di gestione della “cosa pubblica” radicalmente nuova: progetti di iniziative di government ed amministrative, e di iniziative “private” integrabili con i servizi delle PA finalizzate a creare una reale Democrazia partecipata (un Welfare 2.0). Ed anche iniziative in campo ricreativo e sportivo.

4) necessità di creare liason internazionali e un Think tank per dare maggior solidità al Movimento.

[ Una introduzione agli argomenti sviluppati nel presente documento è il testo “Introduzione alla Democrazia diretta”, scaricabile in PDF ]

1) INTRODUZIONE A POLICY NON-CONVENZIONALI CHE PERMETTANO AD UN PARTITO “OUTSIDER” DI REALIZZARE L’OBIETTIVO DI UNA REALE DEMOCRAZIA PARTECIPATA

La via alla Democrazia diretta o partecipata è una via che non può essere affrontata dal solo aspetto tecnico (quali sono i processi governativi ed amministrativi necessari in tale contesto, quali strumenti devono essere a disposizione dei cittadini, ecc …). Ma è una via complessa perché si tratta di affrontare un aspetto dell’organizzazione politico amministrativa della Democrazia europea nel quale si vanno a toccare interessi forti che sono in grado di bloccare qualsiasi tentativo legittimo di cambiare le cose (ovvero il fatto è che le istituzioni politiche e di mercato europee negli anni hanno sviluppato posizioni istituzionali caratterizzate da poteri che sono in grado di neutralizzare, con mille espedienti, qualsiasi iniziativa che minacci le loro prerogative).

Nella presente sezione si illustrano le policy non-convenzionali che si pensa debbano essere seguite da un movimento outsider (rispetto a politica tradizionale ed establishment) per (1) poter governare a lungo (per non essere estromesso dal potere con gli escamotage praticati oggi); e (2) per poter riuscire a realizzare in modo efficace i propri propositi.

Si tratta sostanzialmente di approfittare della posizione istituzionale per consegnare nelle mani dei cittadini un reale potere (in modalità tale che sia quasi impossibile per la Politica tradizionale ripristinare l’attuale sistema di government ed amministrazione senza incorrere in una forte reazione degli elettori).

A questo scopo è cioè necessario:

guadagnare credibilità presso l’elettorato (per chi ha dato un “voto per il cambiamento”, ed ora vuole vedere se il Movimento è veramente in grado di mantenere i suoi impegni, o se si stratta delle “solite” promesse che nascondono una aspirazione a perseguire le tradizionali strategie politiche “dall’alto”, senza reali: partecipazione dei cittadini, trasparenza “attiva”, miglioramento della qualità della vita urbana (si tratta di “dimostrare” da subito, con programmi di governo convincenti, quale sarà il nuovo scenario per il quale si sta operando). Ma anche, e questo è il punto peculiare,

approfittare della posizione di potere per creare una struttura di Politica partecipata “parallela” (alle Istituzioni) che possa operare per realizzare i programmi del Movimento anche “dall’esterno” del gioco della politica una volta che esso fosse estromesso dalle istituzioni (attuare immediati programmi “di miglioramento” in modalità tradizionale – dall’alto”, in modalità slegata dalla cittadinanza – sarebbe un grave errore).

( liason e think tank )

Per dare maggior solidità al Movimento è anche necessario (1) far parte di una “rete di mutuo-soccorso” nella quale si sviluppino specifici cultura politica e programmi innovativi di government ed amministrazione delle PA. La quale sia una istituzione di formazione, un ente di consulenza “politica”, un fornitore di supporto legale; ed anche un incubatore e facilitatore di iniziative di Democrazia partecipata.

(2) far parte di una organizzazione “internazionale” di movimenti, partiti ed associazioni che condividono l’idea della necessità di realizzare una Democrazia partecipata o diretta.

(3) creare un Think tank su scala internazionale che produca una cultura la quale faciliti il processo di effettiva la riforma della democrazia europea. E che permetta di comunicare in modo più efficace le ragioni del cambiamento sviluppato.

( bullet point del cap )

Gli argomenti principali:

necessità di coerenza rispetto alla propria identità (principi ed agli altri propositi enunciati pubblicamente) per mantenere il supporto della cittadinanza. E’ cioè determinante:

rafforzare il rapporto con i cittadini, e attivare strumenti e canali di dialogo: vi deve essere una effettiva costante comunicazione verso i cittadini di ciò che si sta facendo.

● le varie questioni devono essere affrontate creando obiettivi bi-partisan, universali, che possano coinvolgere in una “causa comune” la grande maggioranza dei cittadini.

la necessità di creare processi che generino consapevolezza nella cittadinanza, poiché solo una reale consapevolezza politica è in grado di portare effettivamente i cittadini dalla parte dei programmi del Movimento.

2) DECENTRAMENTO DEGLI ORGANISMI DI GOVERNMENT COME PERCORSO DI SVILUPPO SPONTANEO DELLA DEMOCRAZIA PARTECIPATA

Poichè la realizzazione di una Democrazia partecipata (o diretta) non è solo una questione “politica”, ma è soprattutto una questione “sociale” basata su processi nei quali è predominante il fattore umano, è necessario porre la propria attenzione sullo sviluppo di questi ultimi processi.

Per poter sviluppare una reale Democrazia partecipata è cioè necessario in primo luogo sviluppare una cultura della gestione del territorio nella cittadinanza. Per fare ciò è necessario agire fin dall’inizio del proprio mandato, tra le altre cose, creando percorsi esperienziali per i cittadini di reale partecipazione, ovvero portando il più possibile i poteri decisionali verso la cittadinanza (de-centrare government ed amministrazione)

In altre parole

una riforma della Democrazia verso una dimensione realmente partecipata non può che avvenire in modalità partecipata

(con una forte componente dal basso).

Dal punto di vista operativo, ciò deve essere fatto sviluppando strumenti di reale partecipazione che siano effettivamente in mano alla cittadinanza (in questo caso tali strumenti, appunto, come si illustra nella sezione precedente, possono essere utilizzati con efficacia anche dall’esterno del sistema istituzionale della politica – in modo indipendente dalle istituzioni – e permettere di sviluppare delle politiche da basso in grado di contrastare le politiche istituzionali).

L’approccio a tale modalità deve essere sviluppato ponendo l’attenzione sul due fattori:

1) forte coinvolgimento della cittadinanza proponendo una nuova Vision credibile e motivante della vita urbana: una città basata su una nuova dimensione sociale caratterizzata da nuove modalità di vita (senso di comunità e convivialità nelle interrelazioni) e da nuovi processi di government ed amministrazione che superano le attuali modalità “politiche” per divenire processi gestione del territorio a misura d’uomo.

2) responsabilizzazione dei cittadini, condicio sine qua non perché avvenga un reale cambiamento: per questa ragione è necessario attribuire un ruolo attivo ai cittadini nel government ed amministrazione già dalle prime fasi. In altre parole perchè si possano cambiare realmente le cose in primo luogo cittadini devono responsabilizzarsi nei confronti delle loro condizioni di vita (della qualità della loro vita); ossia devono essere stimolati a darsi da fare in prima persona per cambiare le cose cominciando ad occuparsi direttamente delle gestione delle questioni riguardanti il loro territorio (government ed amministrazione), cominciando a sviluppare analisi critiche e dibattiti popolari rispetto alla situazione attuale; e quindi a sviluppare proposte progettuali ed a realizzare in prima persona soluzioni (vedi processi e strumenti illustrati nel progetto Iniziativa Riforma dal Basso).

Gli argomenti principali:

la natura dei progetti per lo sviluppo del Democrazia partecipata: il percorso di cambiamento inizia dal ripensare la città (le cui modalità creano oggi diseconomie ed inefficienze), riportandola alla sua naturale dimensione di eco-sistema di soddisfazione dei bisogni. E quindi ad una dimensione nella quale le azioni necessarie a sostenere il suo metabolismo sono sviluppate direttamente “dall’interno”, dai detentori dei bisogni: la cittadinanza.

Si tratta quindi di rimettere il territorio delle città in mano all’uomo (l’obiettivo è di avere una città a misura d’uomo, è ciò si ottiene ristrutturando la vita urbana partendo dall’uomo)

Per fare ciò è in primo luogo necessario uscire dalla “dimensione politica” della gestione della città, e porre l’attenzione sul fattore umano, definendo una dimensione bi-partisan degli interventi: di “cause comuni” che coinvolgano cittadini di qualsiasi credo politico.

Placemaking: una modalità di government/amministrazione partecipate – già utilizzato in più parti del mondo – nel quale si affida ai cittadini la gestione diretta di alcune parti (anche minime) del territorio in cui risiedono. Modalità con la quale si attiva un processo virtuoso di partecipazione nel quale i cittadini possono “imparare facendo” (in una dimensione ultra-locale), l’unico modo che possa permettere ad essi di sviluppare maggiore consapevolezza nei confronti di government ed amministrazione (e quindi maggiore senso di responsabilità nei confronti della qualità della loro vita sociale).

In tal modo si ha, tra le altre cose, il recupero di valori fondanti della comunità locale che sono alla base del funzionamento fisiologico del sistema città: il senso di comunità (l’identità locale ed il senso di appartenenza), il rafforzamento dei legami di prossimità ed il recupero della dimensione di convivialità delle interrelazioni sociali tra abitanti della stessa area territoriale – ricreando in questo modo la modalità di solidarietà determinante per un buon livello di soddisfacimento dei bisogni sul territorio.

● si analizza la questione del decentramento dell’amministrazione e degli interventi “dal basso” in modalità sussidiata (imprenditorialità sociale sussidiata e volontariato), e gli aspetti del decentramento nelle decisioni di spesa e nelle competenze progettuali (e “legislative”).

● si definiscono linee di sviluppo di un nuovo sistema di servizi crowd-sourcing, ed una nuova modalità di sviluppo delle Smart City che vengono concepite come un network di Smart local communities.

● si definiscono linee di innovazione per le PA (le Open PA) che portano ad un miglioramento dei servizi attuali, in direzione della sussidiarietà; e stimolano e facilitano la creazione di nuove tipologie di servizi (dal basso).

3) interventi di innovazione delle modalità di gestione della “cosa pubblica” (riforma dal basso)

Se nelle sezione precedenti sono state analizzate le possibilità, per un Movimento outsider che detenga delle posizioni istituzionali di potere, di sviluppare policy non convenzionali per far fruttare al massimo tale posizione nell’immediato e nel lungo periodo, in questa sezione si delineano alcune specifiche Soluzioni di innovazione di infrastrutture e dei servizi che possono essere alla base della Democrazia partecipata i quali consistono in progetti da me sviluppati negli anni con esperti di vari settori.

In tale direzione si definisce uno scenario di innovazione più generale delle strutture sociali (delle modalità di vita all’interno della città) e delle modalità di gestione della Pubblica amministrazione (si delinea, cioè, un percorso di riforma verso le forme tipiche della Democrazia partecipata, e di un Welfare 2.0).

La Democrazia realmente partecipata non è definita da una serie di regole e di strumenti di tipo politico-amministrativo, ma è in primo luogo definita dalla attività in sé dei cittadini che si auto-organizzano per soddisfare i propri bisogni sul territorio. Ovvero è definita da una serie di “servizi pubblici” ideati, progettati e gestiti direttamente dai cittadini i quali sono molto differenti nella concezione e nei risultati dagli attuali servizi delle PA (ma anche, nelle versioni qui illustrate, dai servizi oggi offerti dal Mercato). Una nuova tipologia di servizi pubblici che, nell’insieme, definiscono una nuova dimensione della città basata, tra le altre cose, su nuove modalità di vita e su nuovi processi di gestione del territorio (si definisce una dimensione di Smart Citizenship).

Alcuni altri argomenti specifici:

● IL SOTTILE CONFINE TRA PUBBLICO E PRIVATO NEI SERVIZI: in una dimensione di Democrazia (realmente) partecipata i cittadini si occupano in qualche modo di progettare e gestire direttamente i servizi (di soddisfare loro bisogni). Si tratta di operare sui fattori: informazione (“push information model”), dibattito; associazione di persone con gli stessi interessi.

● LA DEFINIZIONE DI UNA REALE POLITICA PARTECIPATA (POLITICA 2.0): la necessità di sviluppare un reale empowering dei cittadini (ri-distribuzione del potere istituzionale). Quindi in primo luogo (1) i servizi esistenti pubblici devono essere aperti alla partecipazione dei cittadini. (2) E’ necessario rendere effettivamente funzionanti gli attuali strumenti di partecipazione; ma anche introdurre i nuovi strumenti di government ed amministrazione partecipati.

Si propongono varie soluzioni suddivise in alcune categorie:

● A. soluzioni di GOVERNMENT ED AMMINISTRAZIONE PARTECIPATE: soluzioni di attività partecipata dei cittadini strettamente legate alle attività di government e di amministrazione (basate sulla piattaforma di Iniziativa Riforma dal Basso) suddivise in: STRUMENTI DI POLITICA PARTECIPATA (POLITICA 2.0) – WELFARE 2.0 (WELFARE PARTECIPATO) (Scuola, Sanità, Sicurezza, ecc …)

● B. soluzioni INTEGRATE CON LE PA – Soluzioni partecipate di Interactive citizenship non direttamente collegate a funzioni di government o amministrative, che permettono comunque una forte interazione tra PA e cittadinanza.

C. Strumenti di SMART CITIZENCHIP PER MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA VITA URBANA NELLA CITTÀ indipendenti dal government – soluzioni di Smart Citizenship di per sé totalmente indipendenti dal government ed amministrazione della cosa pubblica, con le quali i cittadini si auto-organizzano nella soddisfazione dei loro bisogni.

D. INNOVAZIONE DEI PROCESSI INTERNI DELLE PA – Soluzioni non più primariamente basate sulla partecipazione dei cittadini, ma progetti di innovazione degli attuali processi istituzionali (government, amministrazione, burocrazia, ecc …).

E. Iniziative ed Eventi per migliorare la qualità della vita delle CittàIniziative ed Eventi che si differenziano da quelli attuali per essere sostenibili, partecipati ed in grado di rendere affordable attività ricreazionali e sportive oggi alla portata di pochi.

Vedi documento  “Policies 2.0 per un movimento outsider (PDF)

Comments are closed.

Translate »