Articolo 3 su 3 del fascicolo Strategie di Partecipazione

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LA SOLUZIONE OPEN GOVERNMENT PLATFORM IN SINTESI

( allega poi, se non c’è già, l’originale “irdb_dem_intro_broshure lunga)

Si prospetta quindi un sistema di Partecipazione democratica che, tra le altre cose, permette di recuperare la tradizionale dimensione di responsabilizzane e di auto-organizzazione dei cittadini, nella quali i problemi divengono una opportunità per migliorare la vita sul territorio

Si definisce cioè una soluzione che si basa su:

1) metodi innovativi di Politica dei Cittadini (una Politica dal basso applicabile nell’immediato, fondata su una interpretazione ottimale delle Leggi attuali).

2) una Piattaforma di Strumenti Web (e “reali”) particolarmente innovativi (strumenti di facile utilizzo, che permettono l’organizzazione di Gruppi di Cittadini attorno ad istanze specifiche, e sviluppare azioni come: informazione, dibattito pubblico, elaborazione delle idee, progettazione delle azioni, espressione della volontà (con votazioni “certificate”).

La piattaforma Web OGP può essere creata in un secondo momento, poiché inizialmente i processi delineati nella soluzione possono essere sviluppati utilizzando utilizzando – in modalità opportunamente integrata – strumenti già esistenti.

Il fine della soluzione Open Government Platform è di
● portare la cittadinanza in una dimensione di “consapevolezza e responsabilità” rispetto si servizi pubblici ed ai beni comuni (ciò può avvenire solo attraverso una esperienza diretta). E quindi di
● mettere la cittadinanza in condizione di co-progettare e co-gestire – assieme alle PA – il sistema di servizi ed infrastrutture sul territorio.

Gli strumenti di OGP permettono anche ai cittadini una .. partecipata alle attività di Government del comune (partecipazione verticale), con processi di New Politics illustrati nella soluzione “Rappresentanza 2.0” o “Rappresentanza diretta” (nella quale nella quale gli Elettori sono in costante contatto con il Rappresentate eletto, e ne controllano e ne guidano le azioni).

La Piattaforma OGP è ■ di uso estremamente facile – si tratta di Applicazioni di nuova generazione rispetto a quelle ora disponibili sul Web: può essere utilizzato anche da Utenti tecno-analfabeti (un utente PC di livello medio-basso). ■ di semplice ed economica realizzazione, e fattibile in tempi brevissimi: è sviluppata da comunità di volontari (in modalità Open Source) che utilizzano codice già disponibile.

LE “SOLUZIONI PARTECIPATE”

Vi sono … delle ..

livelli .. ambiti ..

1) politico

2) progettuale ..

TIT // l’innovazione partecipata (ed amministrazione partecipata)

Il fatto è che il compito di una Amministrazione Pubblica è di creare soluzioni per i cittadini. Laddove ciò non accade, si ha ● un abbassamento della qualità della vita della città ● una “disaffezione” della cittadinanza nei confronti degli amministratori.

La questione è che laddove vi è “austerity” (divieti, limitazione o cessazione di servizi, ecc …) vi è sempre sempre la possibilità di creare soluzioni che risolvono il problema in favore dei cittadini.

Il fatto è che:

1) sono solo i i cittadini che possono progettare soluzioni in grado di soddisfare realmente le loro esigenze. Si deve tener conto che i cittadini non solo conoscono meglio le problematiche da affrontare meglio di qualsiasi “esperto” coinvolto dalla PA. Ma anche che una soluzione è costantemente in progress: va monitorata “sul campo”, ed in tempo reale è necessario comprendere cosa non funziona al meglio, apportare correzioni con cognizione di causa, ecc …

2) I Cittadini possono creare Gruppi di lavoro che integrano competenze “tecniche” non inferiori a quelle offerte dai professionisti che operano per le PA (si pensi ai professionisti che vivono sul territorio specifico, e che non solo sono particolarmente motivati a trovare soluzioni, ma conoscono anche meglio il problema di altri esperti.

STRUMENTI DI POLITICA PARTECIPATA
(POLITICA 2.0)

– ricorda che è un doppione della più completa parte più avanti –

Si tratta di alcune soluzioni che permettono ai cittadini di partecipare direttamente ad alcune attività fondamentali del government e dell’amministrazione, sviluppando forme di Politica 2.0 (effettivamente partecipate) in grado di produrre una riforma dal basso della attuale Social-democrazia (si tratta di un percorso di creazione della Democrazia partecipata attraverso azioni partecipate).

Vi sono soluzioni, tra le altre:

● Spending Review Partecipata

● Rappresentanza partecipata (Rappresentanza 2.0)

[►] (())Spending Review Partecipata

< scarica testo (15 pp) >

Iniziativa Riforma dal Basso offre uno strumento particolarmente efficace per (1) permettere alle persone di costruirsi una “coscienza critica”; e per (2) costituire una opposizione “sostanziale” (documentata in modo irrefutabile) alla attuale gestione della Pubblica Amministrazione: il Sito Spending Review Partecipata.

Si tratta di una piattaforma con la quale è possibile sviluppare una analisi approfondita e completa delle spese effettuate dalla PA. Grazie ad essa i Cittadini (riuniti in gruppi di lavoro dei quali possono far parte anche esperti in ambiti specifici) possono valutare il rapporto costo/beneficio delle Opere per poter individuare gli attuali ingenti sprechi, e quindi sollevare obiezioni circostanziate (ciò è importante soprattutto per i cantieri non ancora aperti, ossia per le opere in fase di programmazione, per poter intervenire con idee progettuali e di metodo). [vedi Urbanistica partecipata]

In pratica, con tale strumento i Cittadini possono monitorare le attività messe in atto dal Governo locale (Comune, Circoscrizione, Aziende pubbliche, ecc …). E’ possibile analizzare sia gli interventi per i lavori pubblici, sia l’attività di gestione della PA in generale (uffici, servizi interni alla PA, ecc …).

Nella versione più avanzata è possibile avere un vero e proprio “Bilancio di Quartiere” creato dal Cittadini.

Lo strumento di Spending Review partecipata è integrato con altri trumenti come il “My Taxes”, che permette al cittadino di sapere quale è il suo contributo da lui fornito attraverso le tasse per ogni singola opera o servizio (può puntare il suo Smartphone sul codice a barre posto su ogni opera pubblica per avere tutte le informazioni necessarie – vedi anche “Open Lavori Pubblici”). Spending Review partecipata è anche con altri strumenti di partecipazione come Open debates, Progettualità partecipata, ecc ..

[►] Rappresentanza partecipata (Rappresentanza 2.0)

< scarica testo (13 pp) >

Rappresentanza 2.0 è una forma di Rappresentanza partecipata nella quale gli Elettori sono in costante contatto con il Rappresentate eletto, e ne controllano e ne guidano le azioni.

La Democrazia attuale necessita di una riforma che né i Partiti nè i Movimenti fuori dal “gioco dei partiti” sono riusciti, negli ultimi 20 anni, ad attuare. L’Iniziativa Rappresentanza 2.0 è concepita per far fare un salto di qualità alla Democrazia, rimettendo la Politica in mano ai Cittadini.

Con l’Iniziativa Rappresentanza 2.0 si definisce cioè un nuovo modello di Rappresentanza (“Rappresentanza vincolata” o “Rappresentanza diretta”) nel quale il Rappresentante (in Parlamento, Consiglio comunale, ecc …) è vincolato alla Volontà dell’elettore: un Contratto di valore legale lo costringe a seguire, nella sua attività politica, le indicazioni degli elettori (attraverso una piattaforma Web si mettono a disposizione dei Cittadini strumenti di verifica e dialogo); ed in casi estremi, a rimettere il suo mandato nelle loro mani.

L’Iniziativa Rappresentanza 2.0 fa parte del più generale progetto Iniziativa Riforma dal Basso che introduce una nuova forma di Politica dei Cittadini che si organizzano “dal basso” per attuare forme di Government del territorio “in parallelo” rispetto alle Istituzioni (in modo indipendente da esse).

Vedi il documento “Introduzione alla Democrazia diretta” dove sono illustrate nel dettaglio alcune modalità di interazione diretta .tra l’Iniziativa Rappresentanza 2.0 e i cittadini appartenenti ad un Movimento.

Nel successivo capitolo si illustrano altre iniziative integrate con SRP in un percorso di riforma partecipata dei settori del Welfare come gestione della Scuola da parte dei genitori ed amministrazione e progettazione partecipata (es.: Urbanistica partecipata).

SOLUZIONI DI WELFARE 2.0
(WELFARE PARTECIPATO)

Sono qui illustrate soluzioni che producono una riforma dal basso del Welfare (Welfare 2.0, partecipato o sussidiato) nei vari settori Scuola, Sanità, Sicurezza, Social Housing, ecc …

► SCUOLA PARTECIPATA

Il caso della Scuola partecipata presenta un approccio facilitato al problema dell’engaging dei cittadini, poiché i genitori sono molto motivati ad agire per migliorare la vita dei propri figli.

La partecipazione nel caso della Scuola può avvenire con:

● collaborazione con i professori per la “carriera scolastica” del figlio

progettazione, creazione e gestione di modalità didattiche alternative come reperimento o produzione di materiale didattico condiviso (privo di diritti – si parla di un network di solidarietà generale delle scuole: è quindi è possibile attingere da una grande base di risorse).

● è inoltre possibile utilizzare il Social Network di solidarietà per la gestione di attività educative extra-scolastiche, gestione di un “centro sociale” per le feste per i bambini , ecc … O altre attività come “exchange” di abiti e prodotti per i bambini.

► SANITÀ PARTECIPATA

Il Social Network può essere utilizzato per risolvere attuali problemi della Sanità:

  • con l’ottimizzazione dell’usto delle strutture attuali (vedi soluzioni di .. innovzione interna delle PA ..)

  • trovando una nuova dimensione della Sanità (una dimensione fortemente “dal basso”) che permetta di avere minori costi di gestione e contemporaneamente persone più sane.

In questo modo si possono risolvere problemi attuali come: per operare la scelta del medico (oggi è impossibile comprendere “la filosofia” del Medico), per la creazione di attività in parallelo rispetto alle istituzioni sanitarie: vedi la costituzione di una una Solidarity Health Network – Health & Safety Support Network; una rete di sostegno per i malati supportata da strumenti Web che canalizza le nascenti forme di volontarismo, la quale possa eliminare in molti casi il ricorso alle prestazioni del medico e degli ospedali (la salute non dipende unicamente da “cure” mediche come sono intese oggi, ma anche, in gran parte, dalla capacità dell’individuo di saper gestire i piccoli problemi di salute quotidiani – e da questa qualità delle persone dipende anche, di conseguenza, la “salute” economica del Sistema sanitario poichè in questo modo si sottraggono i i Cittadini alla dipendenza del ricorso a strutture sanitarie)

Si tratta di indurre un “uso alternativo” della Medicina; non si tratta necessariamente di ricorrere a “medicina alternative”; ma, sostanzialmente, di recuperare le abitudini di qualche decennio or sono (re-inducendo le persone a curare se stesse per i “problemini”),

Vi è anche la possibilità di partecipazione non solo dei cittadini-utenti, ma anche degli operatori del settore Sanità: aiutandoli ad organizzarsi per favorire dei cittadini. Vedi il progetto di innovazione della Sanità ci si occupa di definire alcune nuove caratteristiche dei servizi di Sanità (che sembrano essere, probabilmente solo sulla carta, le caratteristiche dell’Istituzione “Casa della Salute” – legata a articolo 22 della legge n. 328/2000).

Innovazione

Si pensi alle possibilità di diagnosi e monitoring remoto offerte anche solo dalle App degli SmartPhone che rilevano, ad esempio, battito cardiaco o contenuto di glucosio nel sangue.

► SERVIZI DI SICUREZZA SOCIALE PARTECIPATI

■ “Prevenzione e difesa da infrazioni”

Si tratta in primo luogo della sicurezza sociale in quanto prevenzione e difesa da infrazioni che affliggono oggi le città. Ambito nel quale i cittadini possono collaborare efficacemente, ad esempio, collaborare al rispetto delle regole partecipando all’opera delle Istituzioni di comminazione delle sanzioni, ad esempio definendo nuove forme di “denunce collettive” “super-documentate” – per trasgressioni continuative – di fronte alle quali le Autorità possono poi intervenire direttamente (si pensi a cittadini che documentano soste vietate, o in doppia fila, in modalità inoppugnabili).

■ Pronto intervento come Servizio civile di quartiere

rete di solidarietà per il pronto intervento

Possono essere creati Sistemi di sicurezza come quello di Pronto intervento (in forme che potremo definire di “micro-vigili del fuoco”, “micro-pronto intervento sanitario”). Una sorta di Protezione civile partecipata, nella quale opera una la rete di volontari pronta ad intervenire immediatamente (grazie anche ad applicazioni per SmartPhone) giorno e notte per questioni d’emergenza (per mansioni delle tipologie ambulanza, Vigile del fuoco, ecc …).

In questo caso si ha la disponibilità di: ● comuni cittadini che si mettono a disposizione in orari specifici (può essere utilizzato anche il sistema del Servizio civile) ● cittadini che hanno conseguito un diplomino ad hoc per esercitare mansioni specifiche (questi corsi dovrebbero essere inclusi nel Servizio civile) ● operatori professionali specializzati come Medici .

centri poli-funzionali di volontariato ©

Vi possono essere dei centri di quartiere poli-funzionali (Pronto Intervento – Ambulanza, Vigili del Fuoco) nei quali risiedono a turno volontari (è una sorta di estensione del concetto di Rete di Solidarietà che, di per sé, non avrebbe bisogno di una sede). Con una sede fissa nel quartiere è possibile non solo avere una reperibilità più sicura, ma anche parcheggiare mezzi e strumenti necessaria agli interventi alla portata degli operatori.

Si veda il progetto in IRDB, nel quale si utilizzano mezzi multi funzionali economici come auto della categoria del Fiorino che possono essere utilizzati sia come ambulanza di base, sia come intervento da Vigili del fuoco (al momento della partenza si possono agganciare al mezzo rimorchi specifici per l’intervento).

Si tratta di interventi di livello minore rispetto a quelli svolti dalle ambulanze sofisticate o dai Vigili del fuoco, ma in questo caso si ha il doppio vantaggio di un intervento molto più rapido (in caso di situazione grave il problema può essere solo “tamponato, in attesa dell’arrivo dei servizi istituzionali) e di un notevole risparmio di costi (per una gran parte dei problemi è sufficiente l’uso di questa modalità locale: si pensi a trasporti in ospedale di malati, agli interventi dei vigili del fuoco per far scendere i gatti dalle piante o aprire le porte di abitazioni).

Nel progetto si definisce anche una modalità di intervento in motociclo, che permette interventi molto rapidi (ad esempio di Guardia medica) poiché, tra le altre cose, non vi è il problema del parcheggio.

Questi operatori locali sono anche, ad un certo livello, Vigili di quartiere (ausiliari), i quali possono, ad esempio, regolare il traffico in caso di incidenti.

la Protezione civile partecipata

Con questa metodologia è possibile creare una vera Protezione civile “dal basso” che è pronta ad intervenire anche per gravi “disastri”; la quale che può comunque.

La Protezione civile formata direttaemnte da cittadini (che può servire da supporto alla Protezione civile istituzionale) può operare nelle varie attività della Protezione civile istituzionale (con vari livelli di coordinamento superiori a quello ultra-locale): previsione (studio e determinazione delle cause dei fenomeni calamitosi, nell’identificazione dei rischi e nell’individuazione delle zone del territorio ad essi soggette) – prevenzione (misure atte ad evitare o ridurre al minimo la possibilità di danni conseguenti agli eventi) – soccorso ed assistenza (capacità di organizzare interventi di soccorso alternativi, più rapidi perchè con strutture pre-organizzate più localizzate) – superamento dell’emergenza (piani di “risanamento” predefiniti in sede locale, con attenzione per i fattori locali).

► LAVORI PUBBLICI PARTECIPATI

ç_innovazione partecipata

Il fatto è che la “partecipazione” dei cittadini ai lavori pubblici, ovvero un intervento diretto degli utenti nell’opera di soddisfazione dei loro bisogni, produce ● notevoli risparmi (i cittadini gestiscono direttamente il rapporto con i fornitori), e ● qualità dei lavori (i cittadini co-progettano gli interventi, e li monitorano in tempo reale).

Questa partecipazione dei cittadini ai lavori pubblici può avvenire anche attraverso forme di imprenditoria sociale che vanno dal volontarismo sussidiato a tipologie di impresa semplificate e facilitate – e sussidiate.

Tale modalità di partecipazione migliora la qualità del servizio e contemporaneamente diminuisce il costo degli interventi nelle seguenti modalità:

1. interventi molto più efficaci

poichè cittadini-utenti hanno un interesse diretto nella qualità del lavoro finale (costruzione o manutenzione). Ovvero si ottiene una miglior qualità dei lavori per il fatto che i cittadini seguono dall’inizio il progetto di un intervento: dall’ideazione al monitoraggio dell’esecuzione (il fornitore opera “sotto gli occhi del cliente” – ed il fornitore è comunque molto più attento poiché in questo caso “ci mette la faccia”).

Si consideri inoltre che ● spesso nella rete di cittadini vi sono persone molto esperte del settore specifico, ● i cittadini in un sistema del genere conoscono la reputazione dei loro fornitori, per cui li possono scegliere con cognizione di causa (può esserci un “albo partecipato” dei fornitori – user generated – nella quale sono espresse le qualità di ogni fornitore).

I cittadini possono inoltre gestire direttamente problemi come quelli dei buchi nelle strade/ marciapiedi (o verde pubblico, ecc ..): in questo modo si ottengono ● interventi molto più tempestivi di quelli delle PA. E è possibile ● intervenire laddove l’amministrazione centralizzata non è proprio in grado di intervenire: si pensi, ad esempio, ai casi di quei buchi nelle strade che in caso di pioggia portano le auto a bagnare chi passa sul marciapiede.

2. contenimento delle spese

E’ inoltre necessario comprendere come nel caso di un sistema di lavori pubblici partecipato (e sussidiato) si decida di intervenire solo quando vi è un lavoro per il quale vale la pena spendere. Creando così un sistema virtuoso di spese poiché in tal modo i lavori pubblici vengono gestiti come se fossero interventi privati (ad esempio all’interno del cortile di un condominio)

Ricordiamo che i cittadini nel sistema qui descritto sono incentivati a risparmiare poiché il denaro risparmiato sulla manutenzione del territorio (rispetto a quello che sarebbe speso dalla PA) può essere – in parte – utilizzato da essi per effettuare interventi “costruttivi” (come quelli intrapresi con il Placemaking).

Si noti infatti che molti cittadini sono anche professionisti qualificati per le mansioni che devono essere utilizzate in tale tipo di lavori. E che, in ogni caso, si può benissimo creare un sistema di patentini “soft” per cittadini che vogliano operare in tali mansioni.

Il recupero del Volontarismo è un fattore determinante per il miglioramento degli interventi sul territorio (prestazioni gratuite, forniture di materiali a prezzo di costo, ecc…) poiché con esso si recuperano forme di convivenza tradizionali che aumentano il senso di appartenenza al luogo, e quindi si recupera il senso di responsabilità nei confronti del bene pubblico. Sostanzialmente in tale modalità si modifica radicalmente lo scenario del quartiere, e si recupera la modalità della attività conviviali (ad esempio, nelle domeniche, con le attività di manutenzione di un parco, con l’organizzazione di banchetti, ecc …).

► URBANISTICA PARTECIPATA

L’Iniziativa Urbanistica Partecipata, che permette qualche modo la partecipazione dei cittadini alle decisioni relative al territorio, è finalizzata al contempo ad ● una riduzione delle spese ed ● a un miglioramento della qualità degli interventi sul territorio da parte della PA. Ovvero è finalizzata ad una reale sostenibilità del sistema urbano che possa produrre un effettivo miglioramento della qualità della vita all’interno della città. Nella dimensione di Urbanistica partecipata si ottiene inoltre la responsabilizzazione delle persone nei confronti dei beni pubblici.

Si offre ai cittadini una piattaforma Web che dispone di vari strumenti che permettono ad essi di ● analizzare i Progetti istituzionali di urbanistica, di analizzare Piani regolatori (ed intervenire con modifiche). E ● di progettare nuove soluzioni di urbanistica e nuove opere pubbliche, ecc … (e, possibilmente, anche dei piani di Mobilità/Viabilità).

Si noti si tratta di una operazione di “sviluppo delle comunità” all’interno della città – come il Placemaking, descritto in altro punto – che, grazie al coinvolgimento dei cittadini negli interventi urbanistici locali, permette non solo di sviluppare soluzioni maggiormente rispondenti alle reali necessità della cittadinanza. Ma anche di sviluppare nuovamente il senso di appartenenza al territorio, e quindi il senso di responsabilità nei confronti delle strutture e dei servizi pubblici (e dei beni comuni).

Il percorso di sviluppo dell’Urbanistica partecipata (Participatory Urban Planning)
  • La sostenibilità dell’Urbanistica partecipata deriva dal fatto che i cittadini in questo caso non solo co-progettano le soluzioni (infrastrutture, piani regolatori, ecc …) a loro misura; ma anche dal fatto che essi, in tale modalità, divengono i co-gestori di tale aspetto della città.

Si va verso un Piano regolatore decentrato e partecipato: è importante considerare come oggi la pianificazione del territorio sia considerata essere un qualcosa da esperti, dimenticandosi in questo modo che tale pianificazione riguarda in primo luogo – direttamente – gli interessi dei cittadini per ciò che concerne la sistemazione del loro territorio (questioni di impatto ambientale, logistica, ecc …). Ed in questo caso i migliori esperti sono proprio loro, gli utenti del territorio.

la tutela del paesaggio).

In un contesto di Participatory Urban Planning, ovviamente, le Istituzioni governative (ad esempio il Comune) devono comunque intervenire per garantire che non si ledano diritti di altre aree della città. In questa dimensione ogni azione locale deve cioè ottenere l’autorizzazione istituzionale; ma questa autorizzazione è subordinata unicamente all’aderenza del piano locale alle regole generali della città (che devono in ogni caso essere sviluppate in modalità partecipata), e non ad interessi dall’alto.

► SUSTAINABLE SOCIAL HOUSING (sussidiato e partecipato) / Sustainable Living

Il risultato della attuali politiche di Social housing (o Edilizia popolare) lo abbiamo sotto gli occhi: non solo di sprechi di denaro per la costruzione e la manutenzione degli edifici, ma anche scarsa efficienza delle strutture, bassa qualità della vita per i residenti, ecc …

Negli attuali interventi di Edilizia popolare attuale si creano quartiere di ● cittadini “politicamente” passivi, poichè non essendoci in tale strutture urbane alcuno strumento di government ed amministrazione partecipata, essi sono costretti a subire passivamente il government dall’alto (e le Istituzioni non sono in grado di cogliere i reali bisogni delle persone). Ed inoltre i cittadini divengono ● consumatori passivi del Mercato di massa: sono costretti, non disponendo essi di strumenti che garantiscano loro un minimo di autosufficienza (come quelli previsti, ad esempio, nelle iniziative di “decrescita” sostenibile – vedi documento “Decrescita sostenibile”) a pagare salate bollette “non-ecologiche”, a spendere molto denaro per la manutenzione della casa e degli accessori (non progettati per una modalità di auto-manutenzione), a consumare, secondo il modello del consumismo spinto, prodotti che essi potrebbero auto-produrre (anche solo disponendo di un orto minimo).

In ultima analisi, nella attuale dimensione di Edilizia popolare si perde l’occasione di creare una reale Urbanizzazione sostenibile creando da zero sistemi partecipati grazie ai quali i residenti possono dall’inizio creare strutture a propria misura. E quindi – grazie anche alla auto-responsabilizzazione dei cittadini che si produce in un sistema di tale genere – gestire in modo partecipato la comunità residenziale. Cose che portano, appunto, al risultato di sostenibilità dell’insediamento urbano (economicità di costruzione e di gestione, efficienza di infrastrutture ed efficacia dei servizi, buona qualità della vita, ecc…).

Nel progetto OGP è anche definita una iniziativa per i senzatetto: un villaggio auto-sostenibile che è modellato sulla falsariga del progetto Sustainable Social Housing.

un nuovo modello di urbanizzazione

Con l’Urbanizzazione sostenibile qui delineata si va oltre al Social Housing, all’edilizia popolare: questa diviene infatti l’occasione

per creare parti di Città sostenibile (Sustainable Smart City) che,
per quanto piccole,
DIVENGONO IL MODELLO VIRALE CHE PERMETTE
DI DIFFONDERE UNA NUOVA CULTURA DELL’URBANIZZAZIONE
(e della riqualificazione delle aree della città)
ANCHE PER L’EDILIZIA PRIVATA.

Il punto fondamentale di un piano di “affordable/susteinable housing” è che grazie ad esso diviene possibile: ● responsabilizzare i residenti rispetto alle questioni di gestione della loro abitazione e del sistema sociale nella quale è essa inserita (grazie anche alle strutture di government ultra-locale ed amministrazione partecipati); ed è anche possibile ● rendere i residenti competenti rispetto “al fare”: i cittadini, in un tale contesto massimamente aperto a forme di auto-costruzione ed auto-manutenzione, supportati da reti di solidarietà, imparano ad intervenire in prima persona (spesso in cooperazione con altre persone) sulle questioni di gestione della abitazione e del territorio (per lo meno in compartecipazione con le PA).

Gli strumenti adottati possono essere non solo quelli più tradizionali come l’affitto a riscatto (che è in grado di rendere accessibile l’acquisto dell’appartamento anche ai meno abbienti), e strutture di amministrazione partecipata, che permettono, appunto, di abbassare notevolmente sia i costi diretti dei residenti, sia il carico sociale dell’insediamento urbano (ad esempio con un monitoraggio diretto da parte dei residenti degli interventi di manutenzione sulle strade, illuminazione pubblica, ecc …) .

Ma per definire una reale innovazione – che sia in grado di migliorare non solo l’aspetto economico del Social housing, ma anche di garantire un effettivo miglioramento della qualità della vita – si tratta, a monte di tutto, di individuare modelli di housing radicalmente diversi da quelli attuali. Ossia, come si è detto, si tratta di immaginare uno scenario radicalmente innovato di vita urbana (e quindi, in base ad esso, concepire un nuovo modo di concepire ed organizzare la città).

Tale scenario può essere realizzato grazie a:

nuovi strumenti politico/amministrativi (strumenti di partecipazione come quelle delineati in OGP); ma anche ad

una innovazione “tecnica” delle modalità di costruzione e tecnologie utilizzate (a questo aspetto è dedicato gran parte del progetto).

Quest’ultima è sviluppata, ad esempio, con l’utilizzo di moduli abitativi di auto-costruzione flessibili che hanno permesso in molte parti del mondo di creare quartieri residenziali che non hanno nulla da individuare alle villette delle periferie degli USA (come è per esperienze simili, i residenti frequentano corsi che li rendono competenti sulle questioni di costruzione e manutenzione dell’abitazione e delle infrastrutture sul territorio ). E con l’utilizzo di sistemi abitativi nei quali la manutenzione e parte della gestione delle risorse può essere effettuata direttamente dai residenti: produzione di energia alternativa, gestione delle infrastrutture pubbliche (come manutenzione e pulizia delle strade, manutenzione giardini) ecc ….

Si tenga conto che .gli strumenti di cui si parla permettono interventi diretti degli abitanti per la semplicità d’uso dei dispositivi utilizzati (nati per una auto-manutenzione, dalle caldaiette agli impianti tecnici più complessi dell’edificio).

Per comprendere l’economicità del sistema abitativo qui prospettato, si deve appunto tenere conto che esso è anche per lo più basato su un investimento (nella costruzione e nella gestione dell’abitazione) non di denaro, ma del proprio tempo: ciò diviene funzionale alla dimensione attuale caratterizzata della scarsa occupazione lavorativa (e scarsità di denaro) delle famiglie che hanno effettivamente bisogno di ricorrere all’”edilizia popolare”.

Il Sistema di affordable Social housing qui prospettato è ovviamente integrato con la soluzione Urbanistica partecipata – illustrata in precedenza – nella quale i residenti divengono responsabili dei vari interventi sul territorio (ad esempio, di modifiche locali della viabilità, di progettazione partecipata di spazi pubblici, di co-organizzazione della gestione dei rifiuti, ecc …).

la diffusione virale del nuovo modello

Si crea in questo modo, come si detto, un esempio di riferimento anche per l’edilizia privata, che finisce quindi per seguire un modello virtuoso che produce spontaneamente minori costi di acquisto e di gestione dell’abitazione, e una miglior qualità della vita sul territorio (su tale modello possono essere definite, in generale, nuove policy dello sviluppo e la riqualificazione delle aree urbane – vedi anche le iniziative di Placemaking).

Vedi l’esempio di Non-profit Housing Development di Coachella Valley Housing Coalition “dedicated to helping low and very low-income families improve their living conditions through advocacy, research, construction, and operation of housing and community development projects” [https://www.kcet.org/shows/departures/on-the-rise-self-help-housing-families-building-their-own-homes]

► MOBILITÀ URBANA/TRASPORTI URBANI

Si propone

una Mobilità sostanzialmente rifondata alle radici la quale contribuisce, appunto, in modo determinante che contribuisce a definire una nuova dimensione della città.

Si propongono cioè qui iniziative e progetti di vario genere fondamentalmente basati su criteri di ● partecipazione: nel duplice aspetto di decisioni progettuali; e di gestione ordinaria del sistema (percorsi, orari, ecc …) grazie ad una forte flessibilità del sistema, che è definito per permette un alto livello di “personalizzazione” di trasporti pubblici e privati ● innovazione sostenibile nella quale si pone da un lato il focus sulle persone (le tecnologie tornano ad essere un mezzo per realizzare una reale qualità della vita); e si ricorre a tecnologie realmente sostenibili dal punto di vista economico (si utilizzano forme di sviluppo Open Source, sia per software che per hardware – e si utilizzano tecnologie low-tech ormai in molti casi più efficaci di quelle hi-tech). Molto importante: in tal modo si è in grado di riportare la “produzione” a livello locale, migliorando la situazione dell’occupazione (ciò vale per i micro-vehicle utilizzati nella soluzione LiteMotive).

Si delineano alcune soluzioni che nelle forme più evolute del progetto definiscono una innovazione radicale che prevede, appunto, non solo una sostanziale innovazione dei mezzi di trasporto pubblici e privati (vi è anche questo), ma anche un modo radicalmente nuovo di concepire lo spostarsi (ridefinisce le necessità dello spostarsi). Vedi doc “Mobilità URBANA 2.0: il nuovo futuro possibile”.

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